<H1>Ho un sogno</H1>

 

BOLLETTINO MENSILE. STRUMENTO D'INFORMAZIONE SULLE RISORSE E SULLE ATTIVITÀ PRESENTI IN FRIULI NEL CAMPO DELLA PACE E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE.


L’amico che viene da lontano

E’ stato presentato in dicembre, a Milano, il libro “La cultura dell’amico che viene da lontano. Saggio sull’immigrazione senegalese in Italia”, scritto dal dott. Baye Ndiaye, presidente del Centro Orientamento Studi Africani (COSA, e pubblicato grazie anche al contributo del Gruppo Intesa del Banco Ambrosiano.
Il libro è stato concepito per permettere ai/alle lettori/lettrici italiani/e di avvicinarsi ala cultura senegalese così come viene vissuta ed interpretata dagli/dalle immigrati/e presenti in Italia.
Vuole essere il “primo gradino” necessariamente da salire per tutti/e coloro che si occuperanno della storia dell’immigrazione senegalese e vorranno coglierne il significato: di qui la massima attenzione data alle voci delle persone direttamente coinvolte nell’esodo, imprescindibili per cogliere l’essenza stessa del fenomeno.
Sembra ormai maturo il tempo per ricostruire – mettendo in luce il tessuto socio – culturale su cui si è intrecciata la trama del viaggio – le figure di quei volti anonimi che molti /e italiani/e incontrano ogni giorno. La speranza è di porre fine a questo anonimato. Molte di queste figure hanno figli/figlie in Italia e siamo quindi già alla seconda generazione che sta crescendo nella cultura italiana.
La raccolta del materiale è avvenuta attraverso una serie di interviste considerate rappresentative di un ampio numero di storie, data la varietà di classi di età, provenienza geografica, tipo di istruzione ricevuta e professione esercitata in Senegal, diversa appartenenza etnica.
I dati statistici che il Ministero degli Interni fornisce sull’immigrazione non consentono una completa comprensione del fenomeno, ma sono inquadrabili nello scarno panorama del linguaggio cronacale di lettura dei dati “ quanti, tra gli immigrati, risultano iscritti al sindacato; quanti sono perfettamente integrati; che lavoro svolgono; in quale regione abitano; quanto tempo hanno atteso un regolare permesso di soggiorno e così di seguito”.
Sena prescindere da questa prospettiva, invece, il libro ha preferito dirigere la propria analisi altrove, parlando esclusivamente dell’immigrazione senegalese in Italia degli ultimi vent’anni per costruire uno specchio nel quale possano riflettersi i/le protagonisti/e di questa giovane “storia”.
La ricerca ha analizzato i presupposti che hanno spinto la popolazione del Senegal a dirigersi verso l’Europa e verso l’Italia in modo particolare, focalizzando l’interesse sulla migrazione, intesa come fenomeno culturale ed esperienza collettiva. I senegalesi, come molti nomadi, sentono un forte bisogno di caratterizzare la loro identità e la loro storia, interiorizzando con un sentimento di profondo orgoglio il loro passato, pur nella consapevolezza degli inevitabili Cambiamenti avvenuti.
E’ stata quindi evidenziata la visione del modus vivendi italiano che emerge dallo sguardo, dalle riflessioni e dai racconti degli/delle immigrati/e.
I processi educativi trattati nei primi capitoli hanno avuto uno scopo duplice: permettere di capire i meccanismi dell’interculturazione ( ovvero della formazione storico – culturale degli immigrati) e fra emergere, a distanza, il giudizio critico degli intervistati sui modelli e sui valori culturali recepiti nell’infanzia e nell’adolescenza. E’ stata inoltre esaminata l’influenza di agenti di cambiamento quali il lavoro, la casa, la lingua ed i rapporti sociali, per meglio definire i termini della questione.

Abdou Faye


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